Nell’era della digitalizzazione bancaria, la domanda non è più “se” intraprendere un percorso di trasformazione digitale, ma “come” farlo. Come generare valore per la propria banca e come rispettare i tempi e i budget stabiliti? Questi sono solo alcuni dei dilemmi che molte delle principali banche italiane stanno affrontando. E se ancora non si pongono queste domande, presto saranno costrette a farlo, sia per necessità strategiche che per fattori esterni. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurtech 2023, infatti, il 66% dei clienti italiani utilizza almeno un canale finanziario digitale, e il 57% uno mobile.
“La modernizzazione tecnologica è ormai un passaggio inevitabile”, spiega Matteo Mezzalira, Business Development Manager Italy & Ticino in Temenos, società attiva a livello globale nel settore dei software per istituti bancari. “Tuttavia, ogni progetto è unico e richiede un’analisi approfondita delle tecnologie disponibili, degli ecosistemi di partner, delle esigenze degli utenti finali, delle competenze interne e delle normative locali, tra gli altri fattori. Non esiste una soluzione unica che risolva tutti i problemi”.
“Le banche italiane si trovano spesso a dover scegliere tra due alternative: optare per soluzioni complete, che propongono pacchetti chiavi in mano ma limitano la flessibilità, oppure sviluppare soluzioni interne su misura, che richiedono ingenti investimenti di tempo e risorse, senza però garantire un vantaggio competitivo duraturo”, continua Mezzalira.
“Molti istituti tendono a considerare la creazione di un sistema ad hoc per avere la libertà di creare valore in modo autonomo. In realtà”, avverte Mezzalira, “non è necessario partire da zero o vincolarsi a soluzioni rigide: è possibile scegliere una piattaforma che offra già servizi di base pronti, permettendo alla banca di concentrarsi sullo sviluppo di funzionalità che creano un reale valore aggiunto”.
Come suggerisce la nota società di consulenza strategica McKinsey, “esistono tre opzioni principali per abbracciare la modernizzazione, ciascuna con i propri vantaggi e svantaggi: la sostituzione totale (o big bang), l’approccio greenfield e la modernizzazione progressiva. La scelta della strategia più adatta può consentire alla banca di migliorare l’esperienza del cliente e di rinnovare i propri sistemi”, puntualizza Mezzalira.
Sostituzione totale (Big Bang)
Quando si parla di modernizzazione tecnologica, il termine big bang fa riferimento a un approccio radicale, in cui tutte le infrastrutture vengono rinnovate simultaneamente, compresi l’interfaccia utente, i sistemi core e le integrazioni. Questo approccio può impressionare azionisti e clienti, ma comporta grandi rischi. È costoso in termini di tempo e risorse, e il risultato potrebbe risultare obsoleto già al momento del lancio. È una scelta adatta per le banche che necessitano di una sostituzione urgente dei loro sistemi, ma richiede un impegno enorme, soprattutto da parte dei team interni, ed è la soluzione più costosa tra le tre.
Approccio Greenfield
Se l’obiettivo principale è la velocità e la rapida creazione di valore, l’approccio greenfield è ideale. Utilizzando parte dell’infrastruttura esistente, le banche possono costruire velocemente uno stack tecnologico in Cloud, riducendo i costi e il rischio di interruzioni. Tuttavia, questa metodologia comporta rischi legati all’incertezza dei risultati. È particolarmente utile per le banche che desiderano creare nuove offerte o sub-brand, senza doversi preoccupare dei sistemi legacy. Un esempio di successo in Italia è Flowe, la challenger bank del gruppo Mediolanum, a cui Temenos fornisce l’infrastruttura di core banking in modalità SaaS.
Modernizzazione progressiva
La modernizzazione progressiva è un approccio intermedio che combina velocità, costi contenuti e rischi minori. È la scelta ideale per la maggior parte delle banche. Pur non essendo perfetta per tutte, questa strategia offre numerosi vantaggi e risulta generalmente la più equilibrata. Consente di effettuare modifiche incrementali e miglioramenti iterativi ai percorsi dei clienti, modernizzando in modo graduale i sistemi e i processi più critici. Questo approccio permette di ridurre i rischi, migliorando contemporaneamente l’esperienza del cliente e creando valore. Con il giusto partner tecnologico, il percorso risulta meno impegnativo di quanto si possa immaginare. Inoltre, modernizzando progressivamente, la banca potrà ottimizzare il proprio modello operativo, rendendo i sistemi più interoperabili e riutilizzabili. Un esempio di questo tipo è la piattaforma mobile di Credem, sviluppata grazie all’esperienza e al supporto di Temenos. L’offerta si innesta nel quadro di un percorso pluriennale di modernizzazione intrapreso dall’istituto emiliano e rappresenta uno dei principali use case di digitalizzazione progressiva in Italia.
“In sintesi”, conclude Mezzalira, “la modernizzazione progressiva consente di migliorare senza stravolgere completamente il sistema esistente: si può iniziare con una singola funzionalità e, successivamente, implementare nuovi servizi che siano perfettamente integrati con le soluzioni già in uso. La vera differenziazione dalla concorrenza dipende da un’innovazione continua e incrementale. Solo così sarà possibile non solo migliorare l’esperienza del cliente, ma anche rendere le operazioni quotidiane pronte ad affrontare le sfide del futuro”.